Alla scoperta del Sadismo
Nato sotto l'antico blasone di un'illustre famiglia provenzale, trascorre i primi anni a Parigi salvo poi tornare nel Mezzogiorno francese dove riceve i primi rudimenti di un'educazione di matrice per lo più religiosa, sotto la supervisione di uno zio abate. Sin da subito però non fa mistero della sua dissolutezza e propensione esasperata verso il piacere, che lo porta sovente ad accompagnarsi con diverse prostitute. Nel tentativo di raddrizzare la sua condotta, il padre -che per tutta la giovinezza del figlio era stato assente, impegnato in incarichi diplomatici a Colonia- lo fa entrare nell'esercito dove servirà per tutta la Guerra dei sette anni. A onor del vero, il Marchese si comportò con grande coraggio anche se ancora una volta la sua condotta sconveniente lo seguì persino nell'accampamento. Al suo ritorno si sposa, ma subito dopo finisce nelle segrete di Vincennes per quindici giorni causa le accuse di violenze denunciate da una donna del posto. Sarà la prima di una lunga serie. Celebre è il sinistro affare di Arcueil, in cui -adescando una vedova con la scusa di offrirle un lavoro come domestica- la seviziò, legandola e frustandola; accadde il giorno di Pasqua, in sfregio alla passione di Cristo: De Sade era infatti -oltre che depravato- un ateo convinto. Ma non fu solo questo. È stato un poeta, commediografo, autore di innumerevoli opere di carattere gotico-edonista e variegato è stato il giudizio che i posteri ne hanno lasciato. Ricorrenti sono gli accostamenti a Sigmund Freud, in quanto entrambi collocavano la sessualità come fattore scatenante delle azioni umane; ma soprattutto l'eterno Dostoevskij che dalla letteratura del "Divin Marchese" ( così era soprannominato) riprende la sopraffazione del forte sul debole, incarnata nel Principe del romanzo "Umiliati e Offesi" o da Svidrigajlov in "Delitto e Castigo", entrambi immorali e corrotti ma poi destinati alla crisi e al suicidio. Per l'autore russo De Sade è il perfetto esempio di come l'uomo -una volta ripudiato Dio- non abbia più limiti e possa arrivare a risultati stupefacenti. La celebre frase "se Dio non esiste tutto è permesso" che mette in bocca ad Alëša in "I fratelli Karamazov" è la perfetta sintesi del pensiero sadiano. Una cosa è certa, la vita del Marchese dimostra come la società del privilegio fosse corrotta a tal punto da permettere che uomini depravati e perversi potessero macchiarsi dei delitti più truci ai danni del popolo ignorante e indifeso, rimanendo impuniti solo per via del loro lignaggio . Va comunque riconosciuto che una figura del genere influenzò -seppure in negativo -radicalmente la cultura dell'epoca, tanto che il termine sadismo, utilizzato per descrivere azioni di inaudita violenza ed efferatezza, viene proprio da lui!
Blog di Filippo Fanini



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