Il sublime dinamico


Passeggiando, ammirando e cogliendo ogni piccolo dettaglio del paesaggio naturale della cittadina di Fontaine de Voclouse, è stato immediato e naturale ripercorrere nella mente e nel cuore le parole di “Chiare fresche et dolci acque”, una delle liriche più belle e famose di Francesco Petrarca. 
È surreale non solo lo spettacolo immenso di cui la natura si fa artefice e protagonista, ma anche pensare che Petrarca, osservando tutto ciò, abbia pensato solo alla sua amata. Il poeta ha cercato, con successo, di racchiudere l’infinito di questo paesaggio sublime, come lo definirebbe Kant, in una lirica sensazionale che è in grado di trasportare ogni uomo in una dimensione superiore.

“Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir’ mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior’ che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udïenzia insieme
a le dolenti mie parole extreme. […]”





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