Essere un artista nel 1900


In questo viaggio ci siamo concentrati soprattutto sull'arte di pieno ventesimo secolo, oppure di quegli artisti che hanno unito la fine del 1800 all'inizio del 1900. L'artista sì questo perido passa attraverso tutti i movimenti del tempo, non aderisce mai a nessuno ma li attraversa tutti. Diventa creatore, non è più imitatore. È consapevole del fatto che arte e realtà sono due dimensioni diverse, e che solo la materia nuda e pura può unirle, motivo per cui l'artista inizia a utilizzare materiali inusuali. Tre esperienze sono senza dubbio significative: quelle rispettive di Marc Chagall, di Henri Matisse e di Pablo Picasso. 

Marc Chagall fa riferimento per tutta la vita alle sue origini russo-ebraiche: è il poeta della speranza, l'ottimista che ama il teatro, e che comprende l'importanza del messaggio biblico come mezzo per comunicare una fratellanza universale tra gli uomini. 

Henri Matisse - che opera nel movimento dei Fauves, le "belve" - mette sopra ogni cosa il colore e le sensazioni del proprio animo. Svanisce la prospettiva. Celebra anche lui la vita con un bellissimo equilibrio che bilancia tutte le gradazioni cromatiche dei suoi quadri. 

Come ultimo vi è Pablo Picasso, il padre del Cubismo, ma in parte influenzato anche dal Surrealismo. L'anima mediterranea scorre forte in lui, nella sua arte destrutturata ma assolutamente non astratta, i rimandi alla Spagna (sua terra natia) e il rapporto con le donne che ha amato si riversano nel processo di creazione delle sue opere, un processo tra l'altro molto fisico. 

Sono tre esperienze diverse, ma ugualmente interessanti e rivelatrici della nuova condizione che vive l'artista nel secolo delle Avanguardie, della Seconda Guerra Mondiale, dell'ottimismo e del crollo di ogni certezza. 


Vista dal Museo Pablo Picasso di Antibes


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