È dai piccoli che deriva la grandezza


Una delle prime tappe del viaggio di istruzione in Provenza è stato il Palais des Papes, ad Avignone.

Passeggiando intorno a quell'imponente struttura, è inevitabile sentirsi infinitamente piccoli e quasi sopraffatti dalla grandiosità di tale architettura. 

Tuttavia, diviene impossibile non pensare a come sia stato possibile realizzare qualcosa di tanto grande senza le moderne tecnologie. 

E allora, risulta emblematica la lettura di una poesia del drammaturgo novecentesco Bertol Brecht, intitolata "La storia". 

Dopo aver letto il testo, che allego di seguito, ditemi voi se, ammirando un'opera di grande spessore, artistica o storica che sia, non è doveroso celebrare anche tutte le vite che permisero di arrivare a tali risultati.

Fatevi toccare il cuore da queste parole perché se l’immensità del mare è tanto bella, è grazie a tutte le piccole gocce d’acqua che lo costituiscono. 


“Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?

Ci sono i nomi dei re dentro i libri.

Sono stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?

Babilonia, distrutta tante volte, chi altrettante la riedificò?

In quelle case di Lima lucente d'oro, abitavano i costruttori?

Dove andarono, la sera che fu terminata la Grande Muraglia, i muratori?

Roma la grande è piena d'archi di trionfo.

Su chi trionfarono i cesari?

La celebrata Bisanzio aveva solo palazzi per i suoi abitanti?

Anche nella favolosa Atlantide, la notte che il mare li inghiotti,

affogavano urlando aiuto ai loro schiavi.

Il giovane Alessandro conquistò l'India da solo?

Cesare sconfisse i Galli.

Non aveva con sé nemmeno un cuoco?

Filippo di Spagna pianse, quando la flotta gli fu affondata.

Nessun altro pianse?

Federico Il vinse la guerra dei Sette Anni.

Chi, oltre a lui l'ha vinta?

Una vittoria in ogni pagina.

Chi cucinò la cena della vittoria?

Ogni dieci anni un grand uomo.

Chi ne pagò le spese?

Quante vicende, tante domande”.



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