Christian il torero
All'ombra dell'anfiteatro di Nimes, ancora il torero bronzeo guarda la sua arena: vita, fama e rovina per sé stesso. È la statua dell'eterno Christian Montcouquiol, il matador più famoso di tutta la Francia la cui storia, certo non conosciuta da tutti, merita di essere ascoltata. Chi pensa che la Corrida sia un prodotto soltanto spagnolo farà meglio a ricredersi: la Francia meridionale si porta dietro un'intensa tradizione di battaglie con tori e anche se gli esemplari che scorrazzavano per i suoi pascoli, dalle corna a cetra e di temperamento più mite rispetto ai loro parenti iberici, potrebbero lasciar pensare che nonostante le picche conficcate sul torace non offrirebbero uno spettacolo degno di nota, furono invece sempre in grado di infiammare il pubblico. Il loro più fiero avversario fu appunto quel Christian che le sue vittime avrebbero imparato a conoscere come Nimeno II, il nome acclamato dalla folla assetata di sangue, in visibilio dagli spalti dell'arena.
Figlio d'arte, Montcouquiol nasceva in Germania ma le sue origini erano in Provenza, dove tornerà poco tempo dopo per intraprendere la secolare arte della tauromachia. Desideroso di emulare il fratello maggiore, già torero affermato, acquisì ben presto grande esperienza con esibizioni in Spagna, America Latina e -naturalmente- nella sua terra che nel 1989 lo porta alla definitiva consacrazione: il 14 maggio avrebbe dovuto uccidere 6 tori insieme al collega portoghese Victor Mendes, che si infortunò poco dopo e lo lasciò a prendersi tutti gli allori, trafiggendo magistralmente uno ad uno. Ma ecco che la fama ha vita breve e pochi mesi più tardi, il 10 settembre dello stesso anno, nel medesimo luogo "Panolero", quella che doveva essere la seconda vittima della giornata, si trasformò in carnefice: le sue corna, dopo aver fioccato davanti il vuoto lasciato dal mantello del matador, trovarono alla fine il suo busto e lo caricarono facendogli sbattere il collo. Il grande Nimeno, che per anni aveva fatto sognare Nimes, tetraplegico, lottava per la propria vita. Dopo un anno di paralisi acquisirà nuovamente la sensibilità alle gambe e al braccio destro ma non quello sinistro e dalla disperazione terminerà la sua esistenza appeso a una corda del suo garage.
Una morte oscura, da molti considerata come immeritevole per la sua vita vissuta, da altri la giusta ricompensa verso un boia di animali barbaramente esibiti per il pubblico ludibrio.
Voi cosa ne pensate? Come si dice, "ai posteri l'ardua sentenza".



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