Al Mont Ventoux, sulle tracce della poesia di Armstrong e Pantani


L' aspra pendice del Monte Ventoso dalle cime imponenti e i sentieri impervi, certo è celebre per essere stato la meta di pellegrinaggio per l'eterno Francesco Petrarca e forse buona parte della sua fama sarà anche dovuta ai componimenti che lo stesso vi scrisse, tuttavia se quelle rocce potessero parlare, sicuramente direbbero che il loro più grande onore rimane l'aver potuto vestire nel 2000 lo striscione di arrivo per l'undicesima tappa del Tour de France ed aver così contribuito a porre una pietra miliare alla storia del ciclismo mondiale. Fu lì che avvenne l'epico duello tra Pantani e Armstrong, uno scontro tra leggenda e promessa, l'ultima vittoria del passato sul futuro, nonché una redenzione che si consumò attraverso lo sport. 

L'uno, l'ultimo respiro di una generazione di ciclisti "eroi" che grazie alla sua danza sui pedali era già entrato nel Pantheon dei più grandi atleti dello Sport; il soprannome di "Pirata" affiancava l'inconfondibile Marco Pantani, con i suo iconico taglio rasato e orecchino. L'altro, Lance Armstrong, era un nome in ascesa, che al ritmo di una meccanica ma inarrestabile locomotiva macinava lungo il suo cammino prestigiose vittorie e illustri rivali. L'inizio del secondo millennio lasciava alle spalle i rimasugli di un periodo difficile per entrambi: Armstrong aveva appena combattuto un tumore al testicolo mentre Pantani veniva da una dubbia sospensione per doping che aveva macchiato in modo permanente la sua reputazione dorata. Entrambi erano in cerca di rivalsa, Armstrong per affermarsi definitivamente dopo un periodo di forzato congedo, Pantani per ripulire la macchia dalla sua carriera e concluderla una volta per tutte. Il tour de France del 2000 li mise uno davanti all'altro, o meglio a fianco. Sì, perché appena ciascuno dei due liquidò le teste di serie composte da un Ullrich in splendida forma, il duo Kelme Botero-Heras e i famigerati Virenque e Belok, furono per i due chilometri rimanenti gli incontrastati padroni della cima del Monte Ventoso. Ma solo uno poteva diventarlo davvero; Armstrong si portò al fianco del veterano, sfidandolo ad accelerare; Pantani allora iniziò a cedere di qualche metro: Armstrong era determinato, come il suo omonimo voleva conquistare la propria luna, mentre Pantani oltre che con il suo avversario faceva i conti con il poco allenamento e un problema di cocaina di recente divenuto più concreto di un semplice spettro. Subito dopo si riaffianca. L'ultima sarà la curva che sancirà la fine del confronto tra la tecnica della scuola italiana e la forza di quella americana come l'ultima sarà quella vittoria nella vita di Marco. Ma la più significativa. 





Blog di Filippo Fanini 



Commenti

Post più popolari